Potente, agile, sicuro. Carlos Alcaraz completa l'annuncio di grandezza e a 18 anni, in un'ora e 52 minuti, batte Casper Ruud 7-5 6-4 nella finale del Miami Open. Il 18enne spagnolo non dimostra tensione quando è andato sotto 1-4 nel primo set, né quando è andato a servire per il match.

Bellissimo l'abbraccio dopo la finale con Juan Carlos Ferrero, rientrato in Spagna dopo Indian Wells per l'improvvisa morte del padre ma tornato in Florida in tempo per assistere alla partita finora più importante nella carriera del suo allievo.

"Ammiro Juan Carlos per tutto quello che può insegnarmi: è questo che ammiro di più di lui - ha detto -. Tutto quello che devo ancora sperimentare lui l'ha già vissuto e può aiutarmi a non commettere gli errori che magari ha commesso lui quando aveva la mia età".

Non è un segreto che Alcaraz voglia arrivare lì dove Ferrero si è spinto nel 2003, ovvero alla vetta della classifica. "Sogno di diventare numero 1 del mondo e lavorerò duro per realizzarlo" diceva l'autunno scorso dopo aver vinto le Intesa Sanpaolo Next Gen ATP Finals. E' evidente dal suo modo di affrontare la sua vita da professionista già da questa prima fase che non abbia solo una grande ambizione. A questa infatti aggiunge la consapevolezza di tutto quello che serve per arrivare a realizzarlo, e di essere disposto a fare tutto il necessario per essere pronto all'appuntamento con la storia.

E' una supernova, Alcaraz, arrivato a 18 successi in venti partite giocate nel 2022. Ha perso solo contro Matteo Berrettini al terzo turno dell'Australian Open, al quinto set, e contro Rafa Nadal nella semifinale di Indian Wells giocata sotto un vento da regata per tutto il secondo set.

Anche in finale ha mostrato tutta la completezza che già si era vista nei turni precedenti. Su una superficie lenta, hanno fatto la differenza i suoi schemi meno da terra battuta rispetto a quelli del norvegese, che pure ha provato a sorprenderlo con attacchi e discese a rete in cui però ha palesato la sua minore naturalezza.


Nella finale fra due "debuttanti" in una sfida per il titolo nei Masters 1000, lo spagnolo ha messo in campo il 70% di prime al servizio e ne ha ricavato tre punti su quattro. Ha vinto la maggior parte degli scambi brevi, che hanno richiesto meno di quattro colpi, e di pochi per cui ce ne sono voluti più di nove.

Ruud, nonostante un inizio incoraggiante con servizio e risposta, ha perso presto la presa nel match. Dal 4-1, ha concesso palle break in quasi tutti i turni di battuta mentre Alcaraz si assestava alla ricerca di una posizione ottimale in risposta.

Più a suo agio nella spinta con il diritto da sinistra e nel tagliare il campo per sorprendere l'avversario con volée smorzate e palle corte, Alcaraz ha assunto il controllo della partita con una sicurezza non certo comune a diciott'anni. Negli ultimi tre game al servizio, ha perso solo due punti: e questo dice tutto..

Carlos Alcaraz and team
Foto: Peter Staples/ATP Tour
Il 18enne Alcaraz ha firmato la più importante delle sette vittorie in carriera contro un Top 10. Ha tolto infatti a Novak Djokovic lo scettro di più giovane campione nella storia del torneo. Il serbo aveva 19 anni quando trionfò nel 2007 conquistando il primo dei suoi 37 titoli nei Masters 1000. Alcaraz è complessivamente il terzo vincitore più giovane nei 283 Masters 1000 disputati dal 1990, dietro a Michael Chang e Rafa Nadal.

Grazie a questo successo, Alcaraz fa ancora un passo verso l'ingresso in Top 10. Sarà infatti numero 11 nel ranking ATP da lunedì, a soli 29 punti dal decimo. "Quando hai un grande potenziale e lavori duro, è difficile che le cose ti vadano male" diceva a inizio anno il suo idolo Rafa Nadal, parlando del 2022 come dell'anno di Alcaraz. 


Il maiorchino era già convinto allora che avrebbe avuto sempre più chances di vincere tornei. Il tempo gli sta dando ragione, anche se con una velocità questa sì difficile da prevedere. I suoi risultati, diceva Pablo Carreno Busta che si allena con lui alla JC Ferrero - Equelite Sport Academy, "sono già notevoli ma miglioreranno ancora”. 

Non è detto, però, che per gli avversari sia iniziata a Miami la "fuga da Alcaraz". I primi mesi di quest'anno dicono, senza alcun dubbio, che lo spagnolo è un tennista compiuto, capace di raggiungere uno stadio di sviluppo avanzato a un'età decisamente precoce. In questo, l'eco del diciottenne Nadal è forte. Ma negli stessi tifosi che ieri ammiravano il maiorchino c'è anche il ricordo di un Federer nel quale, a vent'anni, nemmeno i migliori amici intravedevano quel potenziale da assoluto dominatore che avrebbe poi mostrato più avanti.

In un mondo che viaggia per assoluti e semplificazioni, Alcaraz stupisce per la naturalezza con cui compie scelte non scontate in campo, con cui tiene insieme un fisico agile e potente e una mente capace di pensare tennis ad alta velocità. Dal punto di vista della prestazione individuale, gioca meglio anche del Nadal alla sua età, e non dovrebbe essere una sorpresa perché dal punto di vista fisico, tecnico, di circolazione delle conoscenze, il tennis va avanti, progredisce.

Ma il tennis non è solo individuale, non è il nuoto o l'atletica dove si misura una velocità e il progresso tecnologico la abbassa con certezza a parità di distanza. Il tennis è relazione, non è solo Alcaraz che gioca meglio dei diciottenni delle precedenti generazioni. Ci sono anche gli avversari, che in un contesto più evoluto hanno una tecnica a loro volta più evoluta dei pari età del passato.

"Non escape from Alcaraz", non c'è scampo da Alcaraz, ha scritto un gruppo di tifosi su uno striscione a Miami.  Al momento il trionfo a Miami non basta a cancellare un punto interrogativo a questo slogan, più un'aspirazione che la fotografia di quel che potrebbe essere.

La sfida contro Miomir Kecmanovic ha detto proprio questo, che il confine fra la vittoria e la sconfitta è sottile, come è incerto il limite fra illuminazione precoce e continuità di lungo periodo. 

Il giovane Alcaraz ha i tratti del fenomeno e ancora margini nella gestione delle emozioni come i diciottenni in ascesa. E' ancora presto se diventerà il giovane favoloso amato dai fan e temuto dai rivali o se la supernova esploderà lasciando negli occhi solo un sogno che non fa svegliare. 

Di sicuro, nella stagione sul rosso che potrebbe proiettarlo fra i grandissimi, si toglierà l'etichetta di promessa. Inizierà ad essere studiato e guardato con occhi diversi. Le risposte che darà in campo a questa novità potranno dire di più su cosa sarà Carlos Alcaraz da qui ai prossimi anni. Di una cosa, però, possiamo essere ragionevolmente sicuri. Non siamo di fronte a un secondo Nadal, ma a un primo Alcaraz. All'inizio di una nuova storia.

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