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Next Gen ATP Finals Allianz Cloud, Milan | 10-14 Nov.
Sinner Ha L'X Factor

© Peter Staples/ATP Tour

La finale è una domanda: qual è già oggi il livello di Jannik Sinner, incredibile finalista delle Next Gen Atp Finals con tre anni di anticipo? La risposta è l'altrettanto incredibile lezione di tennis che dà in finale a Alex De Minaur, un termometro australiano di 20 anni, 3 titoli Atp in stagione (Sydney, Atlanta e Zhuhai), finalista a Basilea due settimane fa, n.18 del mondo.

Lo chiamano 'Demon' ed è famoso per la velocità dei suoi piedi e del suo cervello. E’ di un’altra categoria rispetto ai giocatori, seppur forti, che Sinner ha incontrato nelle prime fasi del torneo.
Con Tiafoe, Ymer, Humber e Kecmanovic si parlava di tennisti più maturi di Sinner e classificati tra il numero 47 (Tiafoe) e il n. 74 (Ymer). De Minaur ha già alle spalle una finale alle Next Gen Atp Finals lo scorso anno, persa lottando con Stefanos Tsitsipas.

ùIn stagione ha collezionato gli scalpi di top 10 come il giapponese Kei Nishikori e lo spagnolo Roberto Bautista Agut. Si sta preparando, qui a Milano, per le finali di Coppa Davis: in tribuna a tifare per lui, che è il n.1 del team e si è tatuato sul corpo il 109 (in quanto centonovesimo tennista a rappresentare i ‘canguri’ in Davis), c’è tutta la squadra gialloverde, capitan Lleyton Hewitt in testa, Nick Kyrgios compreso.

Anche solo riuscire giocarsela con uno così significherebbe che la propria asticella, nonostante la classifica dica ancora n.95, non è solo all’interno dei top 50, come è parso chiaro in questi giorni, ma è già a ridosso dei primi venti del mondo.

L’inizio del match è molto incoraggiante: l’equilibrio è assoluto. Jannik tiene bene i suoi turni di servizio e recupera con sicurezza quando si trova in svantaggio. Il primo a inserire negli scambi la variante in back, per uscire dal ritmo ossessivo degli scambi di piatto da fondocampo è il n.18 del mondo, non il 95. E siamo solo sul 3-2 del primo set.

Il gioco successivo è uno schiaffo alle gerarchie: Sinner strappa “a zero” il servizio all’australiano sparandogli in faccia due risposte alla prima di servizio. Di diritto da destra, di rovescio da sinistra. 'Demon' le vede arrivare come proiettili che può solo provare a parare. Senza riuscirci. E il primo set è a Casa Italia.

Difficile provare paragoni recenti per il boato dei 5.000 dell’Allianz Cloud, tutto esaurito, dalla tribuna Autorità dove con il presidente della Fit Angelo Binaghi siede anche la sindaca di Torino Chiara Appendino a tutto il mondo degli appassionati che comprende la famiglia di Sinner (mamma Siglinde, papà Hans Peter, il fratello maggiore Mark) e quella di Riccardo Piatti (la moglie del coach Gaia e il figlio Rocco che in questi giorni ha fatto da sparring a Jannik).

Un giocatore italiano che mettesse così tutti d’accordo, innamorati all’unanimità, è difficile da ricordare. Di certo potrebbe succedere a Matteo Berrettini che però non ha avuto ancora l’occasione di godersi il palcoscenico di una finale così sul territorio italiano.

Il pubblico gioca la partita con Sinner. Si capisce che è un pubblico tennisticamente colto, perché coglie i momenti delicati e incoraggia. Sa apprezzare le giocate di qualità ed esplode.

Jannik, va detto, sembra fare apposta a far salire la pressione. Strappa subito la battuta all’avversario nel secondo set ma quasi si diverte a dare il brivido della palla break da annullare. Gli capita ripetutamente e ogni volta tira fuori il coniglio della giocata ad effetto dal suo cappellino con visiera. Può essere un ace. O un dirittone perentorio. I milanesi fanno sempre “ooh” e lui agita il pugnetto guardando il suo angolo con gli occhi a feritoia. Fa paura anche a un Demon.

Le palle break deve salvarle anche quando serve sul 3-1 e mette in rete una volée deliziosa che avrebbe chiuso in gloria uno scambio da apnea generale. Sul 30-40, ecco di nuovo il servizio vincente e il diritto assassino. Dopo 47 minuti siamo 2-0 Italia. E ci diamo un pizzicotto, giusto per capire se è sogno o realtà.

Quanto sia tutto vero ce lo dice l’incredibile boato dell’Allianz Cloud alle 22.15 in punto che celebra il match-point. Sinner è da sogno. De Minaur ha raccolto solo 5 giochi. Ha resistito un’ora e 4 minuti. E’ l'australiano che da domani dovrà provare ad alzare l’asticella dove Sinner l’ha portata, troppo in alto per lui. Pazzesco. Meraviglioso.

Milano saluta il primo titolo di un probabile campionissimo. Non è la prima volta che lo fa: è già successo, nell'allora Palalido, 18 anni fa. Era il 2001. Quello con il trofeo in mano si chiamava Roger Federer.

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