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Next Gen ATP Finals Allianz Cloud, Milan | 9-13 Nov. 2021
Sotto i riflettori dopo il 1° titolo: Jannik Sinner

© Nikolay Doychinov/AFP

Il diciannovenne Jannik Sinner è arrivato al torneo di Sofia senza essere testa di serie, ma era senza dubbio fra i più attesi dopo una stagione straordinaria, che ha messo il campione delle Next Gen ATP Finals dello scorso anno tra gli osservati speciali del 2020.

Il più giovane vincitore di un titolo dell'ATP Tour dal 2008 a oggi, ha conquistato il suo primo trofeo dopo una settimana combattuta in Bulgaria, recuperando un set alla terza testa di serie Alex de Minaur nei quarti di finale, in una rivincita della finale di Milano del 2019. Sinner ha proseguito poi con una vittoria in due set sulla quinta testa di serie Adrian Mannarino, prima di concludere la settimana con una vittoria per 6-4, 3-6, 7-6 (3) su Vasek Pospisil per prendersi il titolo.

Era già il giocatore più giovane nella Top 100 della classifica FedEx ATP, ma la vittoria lo ha portato a un nuovo best ranking in carriera, al 37, un numero che per lui è solo l'inizio.

ATPTour.com ha incontrato l'italiano dopo la sua vittoria per parlare della sua settimana a Sofia, del perché ha lasciato la piste da sci, e per parlare delle figure chiave che lo hanno aiutato ad arrivare al suo primo titolo ATP.

Cosa significa per te vincere il tuo primo titolo ATP?

Significa molto. È un ottimo risultato per me, è il frutto di tanto lavoro. È qualcosa di speciale il fatto di aver vinto l'anno scorso [alle Next Gen ATP Finals] a Milano e ora vincere a Sofia quasi nella stessa settimana. È una bella sensazione.

Appena 12 mesi fa, hai conquistato il trofeo Next Gen ATP Finals da numero 95 nella classifica FedEx ATP. Ora sei nella Top 50. Quanto sei soddisfatto dei tuoi progressi negli ultimi 12 mesi per raggiungere questo livello?

Ho fatto grandi progressi, ma alle spalle c'è un duro lavoro fatto da una grande squadra. Sono entusiasta di questo risultato perché a volte hai bisogno di conferme; mentre lavori sodo, è bello vedere che i tuoi sforzi vengono ripagati. Detto questo, c'è ancora molto lavoro da fare. Tra qualche anno vedremo dove sarò, ma in questo momento sono molto soddisfatto.

Jannik Sinner

Hai concluso il 2019 con le vittorie a Milano e all'ATP Challenger di Ortisei. Stai finendo il 2020 con il tuo primo titolo ATP Tour. Quanta motivazione ti ha dato raggiungere quel traguardo nel 2019 quando ti stavi preparando per questa stagione, e questa vittoria di Sofia ti darà più fiducia in vista del 2021?

Ovviamente la fiducia è utile quando giochi un torneo. Ora la stagione è finita, quindi è un po' diverso. Cercherò di giocare meglio il prossimo anno in Australia, quest'anno non ho giocato così bene lì. Ma era il mio primo anno in Australia, mentre l'anno prossimo ci andrò con un po' più di fiducia, ovviamente, sapendo un po' di più cosa aspettarmi. Riccardo Piatti e tutti intorno a me hanno molta esperienza, quindi questo potrà aiutarmi molto. Stiamo cercando di fare un buon lavoro durante la off-season e poi vedremo come andrà il prossimo anno.

Durante la sospensione dell'ATP Tour, hai creato il 'Sinner Pizza Challenge' per raccogliere fondi per l'Italia, e hai anche donato al Cesvi, per aiutare la città di Bergamo in emergenza. Quanto è importante per te usare la tua posizione per aiutare chi ne ha bisogno?

Penso che al momento la cosa più importante sia essere sani e sperare di vedere il mondo intero stare meglio. Voglio dire, adesso con il virus la situazione è complicata per tutti e volevo aiutare perché Bergamo era in una situazione molto difficile in quel periodo. Era tutto semplicemente assurdo. Io volevo solo dare il mio contributo, anche se non era molto. Ma facendo sentire la mia vicinanza ai medici e agli infermieri, un po' come se volessimo aiutarli nel loro lavoro. Per me, in fondo, è stato molto importante sapere che era al sicuro la mia famiglia, sperando poi che tutti a Bergamo potessero rimanere in salute. Penso che sia stato un modo carino e diverso per aiutare. È stata una mia idea, insieme al mio team di Starwing Sports.

Puoi prenderti un momento per ricordare alcune delle figure chiave della tua vita e della tua carriera, quelli che ti hanno aiutato a raggiungere questo traguardo?

Prima di tutto la mia famiglia, che mi ha sempre aiutato e mi ha dato la fiducia necessaria per cambiare davvero la mia vita quando avevo 13 anni e mezzo, o 14. Stavo andando via da casa, lasciando altri sport e lasciandomi dietro gli amici, che purtroppo non riesco più a vedere così spesso adesso. E lì è iniziato tutto, con un gruppo a supporto. Riccardo Piatti c'era sempre, il primo di tutti coloro che mi hanno aiutato. Se nomino tutti gli allenatori, sarà davvero un elenco lungo. Ma penso che la persona principale per me sia stata proprio Riccardo. Ora ho una squadra stabile alle mie spalle con Claudio Zimaglia, il mio fisioterapista, Dalibor Sirola che è il mio preparatore atletico, poi ho Riccardo, il mio secondo allenatore Andrea Volpini, e a Sofia abbiamo avuto Cristian Brandi. Quindi posso contare su di un grande team. Ognuno è un po 'diverso, cosa che mi piace parecchio. Stare sempre con lo stesso tipo di persona è difficile. Penso che sia bello averli con me e mi sento anche un po' fortunato per questo.

Da bambino eri un piccolo campione con gli sci. Puoi parlarci dei tuoi successi sciistici e di come sei arrivato alla decisione di abbandonare quello sport e intraprendere una carriera nel tennis?

Beh, sciavo perché dalle mie parti lo sci è il primo sport che pratichi sul serio. Ho iniziato a vincere in quello sport abbastanza presto; mi sentivo benissimo con gli sci e ho sempre voluto sciare ogni giorno. Il tennis era addirittura il mio terzo sport, perché il secondo era il calcio. Mi è sempre piaciuto giocare in un gruppo con tutti, ma a un certo punto ho deciso di metterlo da parte perché ho notato che volevo sempre prendere le decisioni da solo, e a volte questo non funziona quando giochi in una squadra. Sciando, ho sempre vinto parecchio, ma a un certo punto ho deciso di giocare a tennis perché è più vicino all'idea di gioco. Nello sci, stai andando in discesa per un minuto e mezzo il più velocemente possibile e se fai un errore sei fuori. Nel tennis, se commetti un errore, puoi comunque giocare per due ore e mezza senza problemi. Quindi questa è stata la ragione principale.

Alla fine della stagione, c'è più tempo per festeggiare la vittoria di un titolo. Come festeggerai questa vittoria di Sofia?

Vedremo. Vorrei tornare a casa e vedere i miei genitori per un po', ma non sono sicuro se potrò farlo o meno a causa del coronavirus e delle "zone rosse". Forse mi prenderò due giorni di ferie e vedrò. Penso che inizieremo a lavorare abbastanza presto per la prossima stagione, cosa che non vedo l'ora di fare perché ci aspetta un programma difficile. Voglio applicarmi e voglio migliorare, poi si vedrà.

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