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Next Gen ATP Finals Allianz Cloud, Milan | 10-14 Nov.
Sinner sfida il 'demone'

Lancia la palla in tribuna, stringe la mano a Kecmanovic e poi fa il segno delle cuffie verso il suo angolo. Riccardo Piati, 61 anni oggi, recepisce il messaggio e una volta infilati gli headset si sente fare i migliori auguri di buon compleanno che potesse sperare, direttamente dalla voce del ‘suo’ Jannik Sinner. “Ho provato a fargli un regalo oggi, e ci sono riuscito”, ammette subito dopo col solito candore il 18enne altoatesino. Intanto sugli spalti si sente calda e forte la marea della Sinner-Mania che si alza: “Questo pubblico è meraviglioso, siete fantastici”, e così si scopre che il rossetto da Sesto Pusteria sa pure trascinare le folle con la stessa semplicità con cui schiocca - eccome se li schiocca - diritti e rovesci vincenti sul campo.


La serata non era cominciata benissimo, con un set perso e con un serbo in grande spolvero, capace di tirare forte, fortissimo. Più forte del Tiafoe della prima sera, più forte di lui, che in quanto a velocità di palla ha dimostrato di non aver nulla da invidiare a nessuno tra i Next Gen (e forse non solo). Ribaltata l’inerzia, ancora prima del risultato: “Certo con l’aiuto del coaching ai cambi campo devo dire che sembra tutto un po’ più semplice”.

Però la regola non gli piace, e non ne fa mistero: “Credo che nel tennis devi essere tu da solo a cavartela. Non siamo noi giocatori che decidiamo le regole, quindi se questa innovazione dovesse entrare a far parte della vita del circuito, ok, ma io preferirei di no”.

Non sarà per nulla semplice invece contro Alex De Minaur, finalista quest’anno e pure lo scorso: “Lui arriva da una grande stagione (e infatti ha vinto 3 titoli Atp, ndr), perciò non sarà semplice. Io comunque cercherò di fare del mio meglio”. Come al solito, vien da dire. “Alex è molto solido, sbaglia poco. Ci siamo allenati qualche volta insieme prima del torneo”.

Punti forti dell’avversario? “Secondo me gioca meglio col rovescio, ci saranno tanti scambi lunghi ma io proverò sempre a fare il mio gioco e a tenere il pallino in mano”. Fondamentale la preparazione pre-partite. “Mi preparerò come faccio per tutti gli altri match: guardo qualche video con Riccardo, parliamo di un po’ di cose e lui mi dà dei consigli su cosa aspettarmi. Credo che sia molto importante, però poi la partita è sempre un’altra cosa e lì l’importante è pensare al tuo gioco”.

Quando gli chiedono di guardare più avanti, magari a Berrettini, lui come al solito serafico non si fa prendere dalle ansie: “Ognuno ha il suo percorso, quello che ha fatto Matteo in questa stagione è incredibile. Si gioca le Finals a Londra e se l’è meritato, tra l’altro è in un girone difficilissimo quindi gli faccio un grande in bocca al lupo”. Un passo per volta, però: “L’importante è arrivarci a quel livello, se ci arrivi in 2 anni bene, se ci arrivi in 5 o in 10 va bene lo stesso. Ripeto: ognuno fa il suo percorso”.

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